solitudine imprenditoriale

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Stare da solo mi ha reso un imprenditore migliore.

6 min

solitudine imprenditoriale

Siamo tutti maledettamente soli. A volte però la solitudine è un super-potere.

Pensaci…

Ci vuole qualche anno di vita per comprenderlo ma – più aumentano le nostre responsabilità – più ci rendiamo conto che tutto dipende da noi.

Verso il diciottesimo compleanno iniziamo a capire che l’intera nostra esistenza si regge sulla nostra capacità di prendere buone decisioni e di agire in maniera coerente al tipo di vita che vorremmo vivere.

Dico bene?

Ogni fallimento o insoddisfazione è generalmente attribuibile a decisioni o azioni fondamentalmente errate.

Se ad esempio vogliamo raggiungere il successo professionale non possiamo permetterci di lavorare poco, tantomeno di lavorare nel modo più stupido possibile.

Ma cosa c’entra il successo con la solitudine?

C’entra eccome. Lascia che ti spieghi…

Da cosa dipende il tuo successo?

Warren Buffet, uno dei maggiori imprenditori e investitori della storia ha affermato che il successo nel business o nel lavoro è attribuibile al numero di buone scelte che si prendono nel corso della propria carriera.

E il problema è proprio questo…

Sono in pochi a saper prendere buone scelte!

“Dario ma che dici?!”

Dico davvero… Saper decidere è molto complesso.

Non è un caso che il decision making sia una delle scienze più importanti in contesti politici, professionali o imprenditoriali.

Da una singola decisione possono scatenarsi conseguenze positive o negative di lungo periodo che potremmo non essere in grado di vedere. 

Non mi credi?

Facciamo un esempio…

Ipotizziamo che tu sia un imprenditore a capo di un’azienda.

Preso dalla rabbia licenzi un dipendente che lavora poco. 

Il poveretto l’avevi avvisato più e più volte ma lui non ha migliorato il suo rendimento.

In seguito al suo licenziamento ti accorgi che magicamente tutta l’azienda comincia a performare meno.

Cos’è successo? Com’è possibile? Che stregoneria è mai questa?

Si da il caso che Francesco, il ragazzo che hai appena licenziato, era il collante umano che rendeva piacevoli le giornate in azienda per gli altri dipendenti.

Non faceva bene il suo lavoro da project manager, però era un ottimo happiness ceo e migliorava la vita degli altri dipendenti senza che tu te ne accorgessi.

Per chi non lo sapesse in Marketers (la nostra azienda) abbiamo un Happiness CEO.

“Cos’è un Happiness CEO?”

L’happiness CEO è un manager che ha il ruolo di migliorare l’aspetto umano interno alla vita aziendale.

In poche parole? Rendere più felici le persone al lavoro.

Si occupa infatti di comprendere i desideri delle persone e aiutare l’imprenditore ad allineare la missione e i valori dell’azienda con quelli dei professionisti che ne prendono parte.

(Questi argomenti li ho approfonditi in Business Genetics)

Diciamocelo…

Licenziare Francesco è stata una scelta efficace nel breve periodo (riduzione di costi) ma dannosa nel lungo periodo (riduzione di efficienza).

Come puoi vedere, prendere decisioni è tutt’altro che semplice..

Come tornare ad essere responsabili

solitudine imprenditoriale

Ma cosa c’entra la solitudine con l’imparare a prendere buone decisioni?

Lascia che ti spieghi…

Il punto è che viviamo in una società che tende a de-responsabilizzare l’individuo.

Nasciamo in un mondo dove sembra che gli altri vogliano darci il loro manuale d’istruzione per la vita.

Ci viene detto cosa fare, cosa non fare, costa studiare, chi diventare.

È così che il nostro muscolo del decision-making finisce per artrofizzarsi.

Auto che si guidano da sole, applicazioni che ci consentono di rimorchiare con uno swipe, robot aspirapolveri che si che puliscono la casa al posto nostro.

Improvvisamente la pigrizia è diventata un diritto del cittadino.

Sì, ma a che costo?

Qualche tempo fa parlavo con qualche amico ed è venuto fuori un discorso deprimente.

Te la faccio breve…

Il fatto è che molti dei ragazzi di oggi avrebbero paura a fare un trekking da soli in montagna.

La maggior parte di loro se la farebbe addosso a spendere una notte da soli in tenda.

Questo è un problema, dico davvero.

La nostra autostima dipende dalla self-sufficiency.

Gran parte della nostra autostima e della nostra forza deriva dalla self-sufficiency.

In poche parole?

Dalla nostra capacità di dipendere solamente da noi stessi. 

In due parole: essere indipendenti.

Chi impara a stare solo impara l’arte del non dipendere da altri se non da se stesso.

Colui che è solo sviluppa il muscolo della responsabilità, dovendo scegliere e decidere per se stesso.

Ho cominciato ad essere appassionato di solitudine quando i miei genitori hanno cominciato a lasciarmi a casa da solo per la prima volta.

Non so se anche per te è lo stesso, ma io ricordo ancora quei momenti.

Vedevo la loro auto allontanarsi dal viale e io rimanevo immerso nel silenzio di casa.

Era un momento magico e surreale. 

Ricordo ancora che mi sedevo per qualche minuto sul divano con la strana sensazione di avere fin troppe possibilità tra cui decidere.

A che gioco avrei giocato? Cosa avrei potuto fare che altrimenti non avrei fatto in presenza di altre persone?  

Il mio gatto mi fissava seduto sul tappeto.

A lui non gli sarebbe fregato niente di cosa avrei fatto.

Meglio così…

Da quelle prime volte ho cominciato ad associare alla solitudine il valore della libertà.

Quando siamo soli è l’unico momento in cui siamo liberi di essere semplicemente noi stessi, liberi dal condizionamento del giudizio altrui.

Da questa consapevolezza è nato un percorso molto importante per me.

Come ho strumentalizzato la solitudine.

Devi sapere che in famiglia abbiamo sempre avuto una piccola casa vacanze in Val di Fiemme e, compiuti sedici anni, ho fatto il mio primo viaggio in treno verso le dolomiti per sperimentare la solitudine in maniera più approfondita.

camminare

Uscivo di casa, passeggiavo tra i boschi e leggevo “Camminare” di Thureau (libro che ti consiglio).

Questo senso di indipendenza mi faceva sentire forte.

Camminavo, leggevo, studiavo e guardavo la natura.

Ricordo che una sera mi resi conto che avevo ancora paura del buio.

Diamine, a 16 anni ho ancora paura del buio!”.

La casa di montagna si trovava (e si trova tutt’oggi) in un villaggio che in periodi di bassa stagione è completamente deserto.

Fu così che all’epoca decisi di uscire di casa ogni sera per andare al buio nei boschi.

Sconfiggerò questa paura!

Andavo dietro casa, entravo nel bosco e ci rimanevo quanto più tempo possibile.

Alcune volte sentivo rumori, me la facevo addosso e scappavo. Altre volte rimanevo più tempo.

Una volta montai la tenda e dormii fuori di casa per abituarmi e spingermi oltre.

Quando entrai in possesso della patente cominciai a spendere interi periodi in montagna.

Ero solo ma ero felice.

 

dario nei boschi

 

Ricordo che mi resi conto di una cosa molto importante:

“Quando sono solo sono felice. È l’influenza altrui e della società in cui vivo che mi fa perdere l’equilibrio”.

Da quella presa di consapevolezza in poi ho cominciato a ricercare la solitudine ogni volta che ho avuto bisogno di fare un reset del mio sistema operativo mentale.

Diminuire gli stimoli, togliere di mezzo la tecnologia, ridurre il contatto con gli altri sembrava la ricetta della serenità.

Certo, una serata con gli amici mi divertiva molto di più. 

Ma che valore può avere la serenità costante e continua per un lungo periodo di tempo?

La solitudine finì per insegnarmi molto.

Più ci penso e più me ne rendo conto…

Sono in tanti ad aver paura a scegliere la strada dell’imprenditore perché è una strada che appartiene a pochi.

Quella dell’imprenditore è una vita di solitudine: tutto dipende da te, nessuno è responsabile per le tue azioni e nessuno rimedierà ai tuoi errori.

Ecco perché ho scelto di fare l’imprenditore.

Ho sempre voluto essere in controllo. Amo la sensazione di avere influenza sui miei risultati, di avere la certezza che migliorando i miei input possano aumentare i miei output.

Puoi capirmi?

Per imparare a fare gli imprenditori bisogna prima di tutto imparare a non aver paura della solitudine.

Fare un viaggio da soli, passare del tempo con se stessi, imparare ad essere responsabili.

Questi sono tra gli ingredienti più importanti di una carriera imprenditoriale.

Attenzione però, sono anche gli ingredienti necessari a vivere una vita in cui la propria felicità non dipenda dalle altre persone.

Non so, tu che dici? Fammelo sapere nei commenti.

Magari ci incontreremo una di queste notti in un bosco mentre vaghiamo in solitudine alla ricerca di uno spazio dove mettere la tenda.

Ricordiamoci di coltivare la solitudine.

Ci vediamo al prossimo post!

Un abbraccio,

Dario.

PS: se ti è interessato il tema di questo post ti consiglio di guardare questo video.

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Una replica a “Stare da solo mi ha reso un imprenditore migliore.”

  1. Chiara Olivucci ha detto:

    Bellissimo articolo. La solitudine è un grande valore che la maggior parte delle persone non capisce e, anzi, teme. Io adoro il bosco, il suo silenzio ma anche i suoi tipici rumori. Infatti mi sono trasferita due anni fa in una baita nel bosco, insieme alla mia cagnolina. E non me ne sono pentita di certo. Lavoro al PC guardando il bosco e mi concedo lunghe passeggiate.

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