aprire la partita iva per il web

Aprire la partita iva ti sembra pericoloso? Sei giovane? Hai paura di perderti nella giungla del fisco Italiano? Hai un’attività o non sei nemmeno sicuro di averla? Sei interessato ad aprire la partita iva agevolata ma non sai quanto costa?  Non importa che lavori o meno sul web, in questo post si parla di te!

In questa guida affronteremo (con l’aiuto di un commercialista) diverse domande e questioni spinose. Scoprirai ad esempio come e quando vada aperta la partita IVA, quanto costa, e quale sia la verità sul mito dei 5000 euro.

Se lavori con il web ti interesserà anche sapere quali siano le migliori strategie per liberarsi dai pensieri e dalle domande relative a fisco, affiliazioni, tasse e Google Adsense. Sei pronto? Si comincia!

tasse guadagni onlineProbabilmente questo post diventerà una distesa infinita di commenti su commenti. Per un mese cercheremo di rispondere a tutti quanti. Per il resto vedremo cosa riuscirà a fare Matteo Camurri (il nostro commercialista), che molto inconsciamente si è offerto di scrivere questo post. :-)

Se sei una persona brava e bella potresti ricambiare il nostro impegno nello scrivere questa guida con una semplice condivisione o con un click del pulsante +1! A te non costa niente (un micron del tuo tempo), per noi è fonte di soddisfazione.

Guarda che se non ci condividi l’articolo o non ci lasci un +1, poi scordati che risponderemo ai tuoi commenti nel momento del bisogno! ;-)

Scherzi a parte, si comincia. Lascio la parola a Matteo!

Pagare le tasse su adsense, affiliazioni e guadagni online: come e quando aprire la partita iva per il web.

quanto costa aprire la partita IVAPayPerClick, Google Adsense, Merchant, Publisher… Ecco alcune parole magiche che fanno venire il mal di testa alla maggior parte dei commercialisti italiani.

La mia categoria, infatti, nonostante il WEB non sia nato ieri, è ancora parecchio distante da questi concetti.

Tutto ciò, a mio parere, è un grosso peccato poiché oggi sono in tanti ad approcciarsi a questa tipologia di business.

A causa della crisi economica, infatti, sono sempre di più le persone che provano a guadagnare con le affiliazioni.

Molti sognano di diventare milionari come alcuni web marketer americani, altri lo fanno solo per arrotondare lo stipendio o addirittura come alternativa al precariato.

Vediamo di capire come funziona il business delle affiliazioni dal punto di vista fiscale.

Ho pensato di scrivere una guida definitiva (quel tipo di guide che tanto piacciono al padrone di casa…) poiché sul web regna molta confusione su questi argomenti.

Se anche tu vuoi iniziare a fare business con l’Affiliate Marketing e vuoi essere in regola con il Fisco allora ti consiglio di non perderti quest’articolo. Ti spiegherò qual è l’errore più comune che quasi tutti commettono, la strada migliore per non correre rischi e contemporaneamente non rimanere schiacciato dalle tasse.

Nel caso in cui tu non sappia cosa siano le Affiliazioni e come puoi guadagnarci ti suggerisco di leggere queste due guide: guadagnare con le affiliazioni Amazon e guadagnare con l’Affiliate Marketing.

Pronti?

Partiamo con il fare il punto della situazione italiana!

Purtroppo la situazione italiana, dal punto di vista fiscale, non è per nulla chiara.

Strano eh?

si pagano le tasse su adsenseLa verità è che fino ad oggi il nostro legislatore non è ancora intervenuto per disciplinare in modo preciso questa tipologia di compensi.

E tutto questo, naturalmente, è un problema, perché la mancanza di regole specifiche genera il walzer dei “secondo me si fa così…”.

In questi anni sul web ho letto praticamente di tutto sull’argomento.

Molto spesso sono i non addetti ai lavori che esprimono pareri a dir poco improvvisati, anche se, purtroppo, devo ammettere di aver letto soluzioni alquanto “discutibili” da parte di alcuni colleghi commercialisti.

La domanda in assoluto più gettonata è:

“Se scelgo di dedicarmi all’Affiliate Marketing (o ai guadagni online) posso aspettare ad aprire la Partita Iva?”

A questa domanda c’è una sola risposta: aprire la Partita Iva non è una facoltà ma un obbligo se l’attività che svolgi ha determinate caratteristiche.

Vediamo quali.

Aprire la partita IVA sopra i 5000 euro: il falso mito.

quando aprire la partita ivaIniziamo con il chiarire che non esiste una soglia di compensi che, una volta superata, implica automaticamente l’obbligo di aprire la Partita Iva.

Traduzione: per il Fisco italiano non devi assolutamente aprire la Partita Iva per il solo fatto che hai superato i 5.000 euro di ricavi.

Ormai ho perso il conto di quante volte mi hanno scritto: “Ho letto sul sito di X o il sul forum Y che fino a quando non raggiungo i 5.000 euro posso aspettare ad aprire la Partita Iva… tu cosa ne pensi?”.

Che sono stupidaggini.

Perdona la mia franchezza ma sono veramente stufo.

Di cosa?

Devi sapere che la mia attività di commercialista è rivolta esclusivamente ad assistere chi desidera mettersi in proprio ed ogni volta che faccio una consulenza, a qualcuno che vuole iniziare un business online, mi trovo costretto a fargli un vero e proprio “lavaggio del cervello” per liberarlo da tutte le imprecisioni che ha letto in rete.

La necessità, o meno, di aprire la Partita Iva comporta delle valutazioni di fatto e non dipende assolutamente da circostanze o parametri “oggettivi” (come ad esempio i ricavi conseguiti o la tipologia di attività svolta).

In parole povere, ogni caso va valutato individualmente e, possibilmente, con l’aiuto di un professionista.

Nel corso degli anni ho letto di tutto su questi benedetti 5.000 euro:

  • sotto i 5.000 euro puoi aspettare ad aprire la Partita Iva e vedere come va,
  • sopra i 5.000 euro sei obbligato ad aprirla immediatamente,
  • se fai 5.000 euro esatti, puoi scegliere…

Lasciamelo ripetere: non è assolutamente vero.

L’obbligo di apertura della Partita Iva non è in alcun modo vincolato al tetto dei 5.000 euro.

Né in un primo, né in un secondo momento come qualcuno sostiene.

pagare le tasse su adsenseTi suggerisco di utilizzare questo concetto come filtro per valutare l’autorevolezza e la competenza dei cosiddetti pseudo-esperti del web: se vedi che nei loro post mettono in relazione l’apertura della Partita Iva ad un limite di reddito, ti conviene cercare altrove…

Allora ti starai domandando: “Se quanto guadagno non conta, cosa fa scattare l’obbligo di apertura della Partita Iva?

La necessità di aprire la Partita Iva è legata alle modalità in cui è svolta l‘attività.

Quali sono?

Sono due : abitualità e continuità.

Stop. Non c’è altro.

Come vedi, non esiste alcuna relazione con quanto guadagni.

Quindi, se stai svolgendo un’attività occasionale e guadagni più di 5.000 euro nel corso di un anno NON DEVI necessariamente aprire la Partita Iva.

Tra i miei clienti ne conto diversi che hanno realizzato decine di migliaia di euro l’anno svolgendo attività occasionali e, proprio per questo, in nessun caso è stato necessario aprire la Partita Iva.

Quindi la domanda che devi farti è: la mia attività è abituale e continuativa?

Se la risposta è affermativa, devi aprire la Partita Iva, indipendentemente dal reddito.

Se invece la risposta è negativa, non devi obbligatoriamente aprirla, anche se superi i 5.000 euro.

Sembra facile vero?

Però ti garantisco che non lo è.

guadagni online e fiscoSe ci rifletti un secondo, ti renderai conto di quanto non sia “scontato” rispondere a questa domanda, soprattutto perché nessuno ha mai chiarito cosa s’intende per abitualità e continuità, che sono ahimè gli unici criteri di riferimento.

Per completezza ci tengo a segnalarti che, oltre a questi due criteri, ce ne sarebbe un terzo da tenere in considerazione: la struttura dell’organizzazione.

Di quest’aspetto non parla mai nessuno, ma in alcuni casi può essere determinante per decidere se è necessario o meno aprire la Partita Iva.

Infatti, il numero di beni strumentali e le attrezzature che sono impiegate nell’attività rappresentano un elemento importante, che può spingere il Fisco a non considerare occasionale il reddito conseguito.

Ormai ti sarai reso conto che ogni caso è diverso dall’altro ed è per questo che è un errore scegliere di affidarsi al consiglio di un forum piuttosto che rivolgersi a un professionista, e denota a mio parere una certa di dose d’immaturità.

Questi concetti sono l’ABC di ogni attività imprenditoriale, ma ho deciso di parlartene in maniera approfondita in questo post perché sono molto ricorrenti quando si parla di affiliazione.

Il motivo è che i programmi legati a questo tipo di attività generano spesso ricavi irrisori, anche nell’ordine di 20/30 euro al mese, e pertanto sono in molti a ritenere poco “allettante” regolarizzare un’attività con un volume d’affari del genere.

L’affiliazione può essere considerata un’attività occasionale?

Ma veniamo al dunque.

L’affiliazione può essere considerata un’attività occasionale e, in quanto tale, non comportare l’obbligo di apertura della Partita Iva?

Purtroppo anche in questo caso la risposta che ti posso dare è: dipende.

dove aprire la partita ivaA mio parere l’Affiliate Marketing, se è svolto in maniera saltuaria, può benissimo essere considerato un’attività occasionale.

È plausibile immaginare, però, che il Fisco italiano difficilmente accetterà l’etichetta di “occasionale” se l’attività di affiliazione che svolgi è legata a un sito web o a un blog che è attivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno e genera costantemente ricavi, seppur minimi.

Allora chi guadagna con le affiliazioni è costretto ad aprire la Partita Iva?

Se l’attività è abituale sì, se è occasionale no.

In quest’ultimo caso, soprattutto se i ricavi sono relativamente alti, è importante riuscire a dimostrarlo per uscire indenni (leggi: senza multe…) da eventuali verifiche da parte del Fisco.

Quindi è importante conservare dei documenti a supporto della vostra teoria soprattutto perché i controlli arrivano spesso dopo anni (anche se molte volte non è così semplice…).

A questo punto, sorge spontanea un’altra domanda: “Ma aprire la Partita Iva è proprio una tragedia?“.

O forse una soluzione “quasi” indolore c’è?

Regime forfettario: la soluzione definitiva?

come aprire la partita ivaLa Finanziaria 2015 ha introdotto un nuovo regime fiscale, cosiddetto “forfettario”, riservato alle sole persone fisiche con ricavi e compensi inferiori a determinati limiti (variabili in base all’attività esercitata).

Ti anticipo che il regime forfettario non è riservato esclusivamente alle realtà neo-costituite: ne può infatti beneficiare chiunque svolga un’attività di impresa o un lavoro autonomo ed abbia ricavi e una “struttura minimale”.

Cerchiamo di capire come questo regime possa rappresentare una valida soluzione per chi inizia a guadagnare con le affiliazioni (o ad esempio con il PPC di Google Adsense ) e anche se ha fatturati realmente bassi, desidera non correre rischi e mettersi in regola con il Fisco.

Innanzitutto l’affiliazione è considerata una vera e propria attività imprenditoriale (quindi non di tipo libero professionale).

Se decidi di “lanciarti” in questo settore in maniera continuativa, devi quindi adempiere a tutti gli obblighi fiscali richiesti a una qualsiasi impresa tradizionale, e cioè:

  • apertura della Partita Iva,
  • iscrizione alla Camera di Commercio
  • Iscrizione all’INPS (Gestione Commercianti)

avviare la propria attivitàTi segnalo, per completezza, che nella fase di attribuzione della Partita Iva il codice Ateco più corretto da utilizzare è “Conduzione campagne marketing e altri servizi pubblicitari” (cod. 73.11.02).

Il nuovo regime forfettario prevede che chi utilizza questi due codici abbia un tetto massimo di ricavi pari a 30.000 euro.

Rientrando in questo requisito si può beneficiare di notevoli semplificazioni.

Se t’interessa conoscere i dettagli del regime forfettario, ti suggerisco di scaricare la mia guida gratuita all’Apertura della Partita Iva in cui puoi trovare le caratteristiche, i requisiti d’accesso, i PRO e i CONTRO di questo nuovo regime fiscale (ed anche degli altri disponibili).

In ogni caso ti anticipo i vantaggi più significativi:

  • reddito tassato al 15%,
  • Per chi inizia una nuova attività il reddito è tassato al 5% per i primi 5 anni.

Ma il meglio deve ancora arrivare…

Però ti chiedo un secondo… infatti è venuto il momento di redimersi dai tuoi peccati.

Se non l’hai già fatto, che ne dici di condividere l’articolo o lasciarci un bel +1?

A te porta via un semplice click, a noi lascia un feedback positivo per il nostro lavoro.

Grazie di cuore!

La soluzione all’ostacolo maggiore

aprire la partita iva giovaniIl problema maggiore che devono superare coloro che svolgono un’attività di affiliazione e che vorrebbero aprire la Partita Iva è rappresentato dai contributi fissi INPS.

Qualche settimana fa ho scritto un articolo in cui spiego nel dettaglio come funziona il pagamento dei contributi INPS per chi apre la Partita Iva: se t’interessa lo puoi trovare qui.

Se l’attività di affiliazione è svolta in maniera continuativa sappiamo ormai che implica l’apertura della Partita Iva, ma se i ricavi sono di poche centinaia di euro, si rischia veramente che i contributi previdenziali superino il reddito.

Quest’aspetto, non certo trascurabile, ha rappresentato negli anni uno dei deterrenti maggiori all’apertura della Partita Iva da parte degli aspiranti web marketer.

Ma con il nuovo regime forfettario le cose migliorano.

Il suo asso nella manica è, infatti, proprio la contribuzione INPS: chi rientra in questo regime può beneficiare di una riduzione del 35% dei contributi fissi.

aprire la partita iva agevolataPer poter beneficiare di questo regime contributivo agevolato è necessario inviare all’INPS un’apposita comunicazione telematica in sede d’iscrizione o, per coloro che sono già iscritti, entro il 28.2 dell’anno di decorrenza dell’agevolazione contributiva.

Conclusioni

Spero sinceramente di averti aiutato a capire come stanno veramente le cose tra il Fisco italiano e l’Affiliate Marketing.

Ci tenevo a metterti in guardia dalle imprecisioni che puoi trovare in rete su quest’argomento (e sono tante) ed ho voluto darti anche una soluzione pratica per risolvere il problema che molti web marketer devono affrontare restando, comunque, in regola con il Fisco.

So che però i dubbi restano tanti, soprattutto in un campo di attività scarsamente regolamentato e che lascia spazio a molteplici interpretazioni.

Ancora una volta, però, ti consiglio di usare il buon senso. Nell’incertezza, fatti guidare dall’esperienza e dalla professionalità di un commercialista.

Se hai dei dubbi, domande, oppure ti va semplicemente di farmi conoscere il tuo parere, lasciami il tuo commento qui sotto! Lascio la parola a Dario.

Matteo Camurri è un lettore di questo blog, ma sopratutto è commercialista sul web (cosa non da poco ai giorni nostri).

Il suo sito è www.avviareunimpresa.com.

La sua attività professionale è rivolta esclusivamente ad assistere chi desidera mettersi in proprio e avviare un’impresa di successo.

Il suo studio, infatti, è il primo in Italia specializzato nell’affiancare gli imprenditori dalla fase di avvio della loro impresa, aiutandoli ad evitare tutti i possibili errori.

A differenza degli altri commercialisti che offrono servizi generici per ogni tipo di attività, settore e situazione aziendale Matteo si occupa esclusivamente di supportare le imprese dalla loro nascita in poi.

Se il suo post ti è piaciuto e vuoi essergli un minimo riconoscente, twitta questo post sul web :-)

Ecco qua:

PS: Sei un imprenditore digitale o aspirante tale?

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  • Suppaman

    Ottimo articolo Dario, che certamente farà chiarezza su un argomento tanto discusso. Consiglierò il tuo articolo ai miei lettori che chiederanno informazioni riguardanti la fiscalità. Grazie.

  • Gianpaolo Rossi

    FIUUUUUHHH (se non si era capito, trattavasi di un GRAN sospiro di sollievo!).

    Finalmente, grazie a questo articolo (appena ritwittato..) il mio livello di “ansia fiscale” è ufficialmente pari allo 0!

    Ricapitolando:

    1) il regime forfettario (ideale in caso di AM continuativo) si applica in modo contributivo e con aliquota agevolata.
    2) Consente di NON versare il minimale INPS.

    Ora mi chiedo: è valevole anche oltre il primo anno di attività, a patto che non si superi la soglia di ricavi dei 15000 euro? Cioè se dopo due, tre anni di AM dovessi guadagnare ancora c.a. 15000 euro l’anno, posso continuare a godere di questo regime fiscale agevolato?

    PS: Correggetemi se sbaglio, ma credo che l’occasionalità si possa dimostrare nel caso di pagamento delle provvigioni da parte del committente di turno per un massimo di 2 volte l’anno.

    • Ciao Gianpaolo,
      mi fa piacere di averti tranquillizzato..ma ti consiglio di non abbassare troppo la guardia con il Fisco italiano ;)

      Ti confermo che il regime forfetario non ha una scadenza
      Quindi, se rispetti i requisiti, lo puoi “tenere” potenzialmente per sempre.

      Ciao

  • miki

    Ciao Dario,
    una considerazione, sono affiliato in un network marketing tutto italiano da più di due anni e i miei guadagni sono fermi in azienda, cioè ancora non comunico il mio iban per poter incassare circa 2 o trecento euro. l’azienda puntualmente ogni mese mi manda la fattura con ritenuta del 23% a monte se io non incasso quei soldi cosa rischio per il fisco? Lavoro con la legge 173/2005 venditore porta a porta. L’attività non risulta essere continuativa in tutti e 12 i mesi da parte di clienti. Ma dall’inizio dell’anno ad esempio: gennaio e febbraio hanno acquistato i clienti, marzo aprile e maggio ho fatto io acquisti, in questo caso devo aprire la p. iva? e con quale codice ateco? grazie

    • miki

      Ciao Matteo,
      mica ti è sfuggita la mia richiesta? grazie

    • Ciao Miki,
      in effetti mi capita spesso di leggere che molti aspiranti marketer, dopo essersi iscritti a un programma di affiliazione, decidano di non incassare fisicamente i loro compensi (in pratica non comunicano il conto su cui il merchant disporrà i pagamenti).
      In questi casi spesso gli affiliati si sentono tranquilli di non dover dichiarare nulla al fisco italiano.
      Solitamente il loro ragionamento è: “ Io i soldi non li ho presi, quindi problemi zero…”.
      Invece i problemi ci sono….
      Non sempre il solo fatto di non aver “fisicamente” incassato i compensi ci consente di non dichiararli al fisco..

      Solo ed esclusivamente se l’attività è svolta in modo occasionale, fintantoché non si percepiscono i compensi è possibile non dichiararli. Per queste tipologie di redditi, infatti, si applica il cosiddetto principio di cassa (semplificando al massimo: paghi quando incassi…)

      Nel caso in cui si perda l’occasionalità, è necessario (oltre ad aprire la P. IVA) dichiararli indipendentemente dal fatto che siano stati percepiti o meno poiché per gli imprenditori vale il principio di competenza.
      Quindi, a tutti quelli che svolgono abitualmente attività ti affiliate marketing e si sentono tranquilli per il solo fatto di non aver incassato i compensi…mi dispiace comunicare che è un errore.

      Per il resto Miki non posso aiutarti su questo blog poiché mi servono altre informazioni per dare una risposta professionale ai tuoi quesiti.

      Ciao

  • Simone

    una domanda.
    Io svolgo attività occasionali (quindi non parliamo piu di 5000Euro :)) e quindi, per essere in regola, eseguo ritenute d’acconto.

    Nel caso io volessi aprire proprio un blog e pubblicizzare le mie consulenze tramite appunto il blog o adwords o altri tipi di pubblicità on line, potrei farlo?!
    Piu semplicemente: è possibile pubblicizzarsi su un’attivita per cui non si ha piva ma si lavora con ritenute d’acconto?!

    • Ciao Simone,
      mi fanno spesso questa domanda e la risposta è “no”.
      La pubblicità è adatta per le attività abituali e non certamente per quelle “occasionali”.

  • Nico Terrile

    Finalmente uno specializzato. Mi ha cambiato la prospettiva delle cose.

    Questo appena possibile, sarà il mio nuovo commercialista!

    Domanda: vale anche se vendo i miei prodotti(quindi non affiliate) la storia della partita iva e del imps?

    P.s. Ciao Dario, c’è un tuo banner che mi da probelmi…quello che mi si apre tipo finestra pop up appena entro o provo a uscire dal sito. Mi si para davanti e non riesco più a chiuderlo. Potrebbe essere un mio problema, ma io te lo segnalo…che non si sa mai.

    • Ciao Nico, grazie mille per la stima.

      Mi fa molto piacere averti aiutato a mettere a fuoco la
      questione.

      Purtroppo la storiella dei 5.000 € stava creando notevoli
      problemi agli aspiranti imprenditori e volevo aiutarli a riconoscere la
      disinformazione che circola in rete.

      Ho scelto il blog di Dario per pubblicare il mio articolo
      proprio perché, oltre alla stima personale e professionale che ho verso di lui,
      volevo arrivare a più persone possibili.

      Chiarito quest’aspetto, ci tengo a precisare che con quest’articolo
      non ho la presunzione di poter risolvere tutti i vostri dubbi anche perché, le
      domande che mi fate, nonostante siano lecite e comprensibili, richiederebbero
      un livello di approfondimento incompatibile con la sezione commenti di un blog.

      A presto.

      P.S. La risposta alla tua domanda è sì. Il regime forfetario
      non è un’esclusiva di chi guadagna con l’affiliate marketing!

  • Ciao Andrea,
    grazie a te per l’attenzione.

  • Articolo interessante, come sempre un grazie a Dario e a Matteo Camurri per le preziose informazioni.
    Nel mio caso vendo foto con varie agenzie microstock e, da qualche mese, ho iniziato con l’affiliazione dove non ho ancora guadagnato nulla essendo solo all’inizio. La mia domanda è cosa dovrei fare nel mio caso avendo già una p.iva per il lavoro principale come libero professionista in tutt’altro campo ed essendo iscritto all’ente pensionistico del mio collegio?

    Di nuovo grazie per le informazioni

  • Ho fatto +1 e quindi è arrivato il turno della mia domanda (anzi due) :D :
    -Il regime forfettario è diverso dal regime dei minimi che ha un limite di 30.000 euro di ricavi annuali (ma si devono pagare i contributi INPS e gode di aliquota del 5%) giusto?
    – Il codice: “Conduzione campagne marketing e altri servizi pubblicitari” (cod. 73.11.02) comporta la segnalazione al SUAP e quindi procurarsi la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività)?

    Grazie :)

  • Andrea Carbone

    Ciao Matteo! Qualora volessi aprire una serie di siti che guadagnano passivamente, e l incasso sia inferiore ai 5000, devo aprire una sola partita iva o una per ogni sito? Mentre se superò i 5000 euro ci sarà il regime contabile dei minimi?

    • Ciao Andrea,
      una persona fisica può essere titolare di un solo numero di partita Iva.
      Se svolgi attività diverse tra loro, devi comunicarlo all’Agenzia delle Entrate indicando rispettivi codici ATECO.

      Ciao

      • Mi sembra di capire che la tua risposta vale anche per la mia domanda… o sbalio?

        • Ciao Giovanni,
          sì, la risposta che ho dato ad Andrea vale anche per la tua domanda.
          O meglio, quasi..
          Dico questo perché mi sembra di capire che tu sia iscritto ad un Ordine Professionale.
          In questo caso è importante (anzi, necessario) verificare che non sussistano cause d’incompatibilità tra la tua professione e l’attività “secondaria” che ti appresti ad iniziare.
          Ciao

          P.S. fai una verifica anche con il tuo Ente previdenziale..

  • Nessuna domanda, solo un grande grazie per l’articolo!

  • Inutile dire che è un ottimo articolo, ormai è scontata come cosa da dire nei commenti ;-)

    Ho una domanda un po’ OT ma neanche più di tanto: Conosci un commercialista nei pressi della provincia di Monza e della Brianza?

  • Grande Dario e grande @matteocamurri:disqus , ottimo articolo … naturalmente condiviso con le cerchie e pubblicamente via G+ già alla prima possibilità, poi dopo ho visto che avevo anche diritto ad una domanda! :-)

    La mia domanda (semplificando un po’ in vista di uno studio più approfondito della tua guida Matteo) è: con il regime dei minimi quindi posso pagare solo in base alle entrate? Ossia nessun costo fisso e tutto in percentuale sui ricavi?

    • Ciao Mirko,
      forse ti confondi con il REGIME FORFETTARIO .
      Scegliendo questo regime fiscale, infatti, gli imprenditori individuali versano i contributi INPS sulla base del proprio reddito effettivo applicando le aliquote contributive ordinarie.
      Non dovranno invece versare i contributi sul reddito minimale (i cosiddetti “contributi fissi”).
      Spero di averti risposto, anche se con enorme ritardo ;)

      Ciao!

      • Grazie mille @matteocamurri:disqus.
        C’è anche il regime forfettario! Non ci avevo pensato.
        Quindi,
        ricapitolando, secondo te, che tipo di P.IVA / regime è meglio aprire
        per una persona come me che vuole rivendere prodotti come affiliato e
        più avanti produrre il proprio infoprodotto? E’ compatibile questa con
        il servizio di consulenza? Grazie e a presto!

  • Grazie mille! :)

    P.s. ho scaricato e letto la guida: molto chiara ed utile per fare la scelta giusta!

  • Matteo Masala

    Complimenti per l’articolo, per chi è nel regime dei minimi e ha un limite di 30.000€ annuo che alternativa consigli se i 30.000€ ormai risultano molto stretti? :D

  • Marco

    Ciao,

    se ho una partita aperta come web designer (con codice ateco 74.10.21) con relativa iscrizione a gestione separata INPS e volessi percepire alcuni incassi tramite affiliazione posso tranquillamente aggiungere il codice 73.11.02? posso rimanere iscritto alla gestione separata o avrò dei problemi?

    grazie,
    Marco

  • Marianna

    Ciao, finalmente un po’ di chiarezza. Grazie per l’articolo.
    Ho fatto +1 naturalmente.

    Volevo fare una domanda. Ho letto che per lanciarsi nell’attività delle affiliazioni bisogna:
    1) aprire Partita Iva,
    2) iscriversi alla Camera di Commercio
    3) Iscriversi all’INPS (Gestione Commercianti)
    4) Il codice: “Conduzione campagne marketing e altri servizi pubblicitari” (cod. 73.11.02) comporta la segnalazione al SUAP e quindi procurarsi la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività)

    Quali sono i costi di questi passaggi? Cioè volendo aderire al regime forfettario, quali sono comunque i costi per avviare tutte queste procedure?

    Inoltre, se inizio con Adsense e “scelgo di accumulare ma non incasso il ricavato” posso aspettare prima di capire se ne vale la pena?

    • Ciao Marianna,
      dipende se fai tutto “personalmente” oppure ti affidi ad un commercialista.
      Il mio consiglio è sempre quello di farsi assistere perchè sbagliare è veramente un attimo.
      Per quanto riguarda gli incassi puoi leggere cosa ho risposto a Miki.

      Ciao e in bocca al lupo per la tua attività!

  • Francesca Pasquali

    grandissima qualità nella spiegazione di un argomento tanto ostico. complimenti!

  • Dario Ghiani

    Ciao il +1 l’ho messo e l’ho condiviso. Io sono disoccupato e da circa 2 mesi sto guadagnando dai 200 ai 600€ circa al mese con adsense condividendo dei video sui social. Dato che è un lavoro non occasionale, quindi in base a ciò che ho letto dovrei aprirmi la partita iva, oltre a iscrivermi all”imps, come faccio se le spese di gestione per regolarizzarmi sono più alte delle entrate che ho con adsense?

    • Ciao Dario,
      purtroppo non sei l’unico ad avere questo tipo di problema.
      Ti garantisco che nessuno, nel momento in cui decide di avviare un’attività, sa per certo se i ricavi supereranno i costi.
      Può sperarlo, presumerlo, ma la certezza matematica non può averla.
      Purtroppo questa mentalità del reddito sicuro (tipica degli ex dipendenti)
      è diffusissima tra chi inizia a guadagnare on line.
      Vorrebbero la certezza di essere in attivo prima di regolarizzassi fiscalmente.
      Purtroppo non funziona in questo modo.
      Ragiona con me..
      Chi apre un bar, un negozio di abbigliamento, o una semplice rivendita di pane forse dice “inizio a vendere e poi quando guadagno abbastanza apro la partita iva”??
      Direi di no…
      Non ce l’ho con te sia chiaro, e neppure considero sciocca la tua domanda, anzi, capisco perfettamente le tue perplessità.
      Ma purtroppo fare impresa è rischioso.
      Rischi che un cliente non ti paghi, che un fornitore non si comporti correttamente e hai dei problemi tu ecc.
      Tornando al tuo caso specifico se l’attività è continuativa devi aprire la p.iva.

      Dopodiché nel caso non sia un’attività redditizia le possibilità sono due :
      1. la rendi redditizia
      2. chiudi.
      Purtroppo non c’è altro.

      Spero di averti dato qualche spunto di riflessione.

      A presto.

  • Alex

    Ciao Dario e Matteo e grazie per questa guida! :D
    Avrei solo una domanda da porvi (purtroppo ho letto solo oggi il post): ma se io non avessi partita IVA e decidessi di fare del blog la mia attività continuativa che mi procura profitti con l’affiliate marketing, non basterebbe dichiarare i guadagni percepiti tramite il modello UNICO senza per forza aprire la partita IVA per essere in regola col fisco? (Poiché non mi sembra di dover emettere fatture o dover scaricare una grande quantità di IVA).
    Grazie in anticipo della risposta!

    Alex

  • Luke75

    Ciao gestisco alcuni blog con il banner Adsense, quindi da come scritto nel post è un’attività continuativa con obbligo di aprire la partita IVA. Premetto che guadagno qualche centinaia di euro all’anno, in più scrivo per una testata giornalistica che mi paga mensilmente se raggiungo almeno le 50€. La mia domanda è: nel calcolo di tutte le entrate dovrei anche aggiungere i guadagni del lavoro in cui scrivo non per il mio blog? Infine, scegliendo il regime forfettario, dovrei in tutti i casi pagare sempre le famose 800€ annue inerenti alla partita IVA, oppure ne sarai esente? Grazie per la risposta. Ho fatto logicamente G:)

  • Marco Argento

    Ciao grazie per l’articolo preciso ed esauriente.

    Avrei alcuni dubbi sulla gestione dell’affiliazione con una piattaforma estera:

    1) posso aprire la partita iva come forfettario e fatturare a Cipro?
    2) posso aprire la partita iva come forfettario se sono anche un lavoratore dipendente part-time? in questo caso, sono obbligato a versare i contributi INPS
    Ancora grazie e complimenti per la professionalità!!!

    • Ciao Marco
      benvenuto e grazie dei complimenti.
      Il regime forfettario non vieta assolutamente di effettuare importazioni o esportazioni (sia intracomunitarie che internazionali).
      Per quanto riguarda, invece, la coesistenza con redditi di lavoro dipendente questi non devono essere superiori a quelli d’impresa, arte o professione, a meno che il rapporto di lavoro sia cessato o la somma delle due tipologie di reddito (dipendente + partita iva ) non superi i 20.000 euro.

      Ciao!

      • Quindi, in pratica, se sono un lavoratore dipendente e voglio fare affiliazione devo “morire” per il fisco e l’inps? Anche se facessi 50€/mese dovrei versare un mare di contributi e versare con la mia aliquota progressiva da lavoro dipendente?

        • Alex Heaven

          Hai detto bene purtroppo Andrea, per il fisco tu puoi anche morire, anzi sembra proprio che sia diventata la loro crociata negli ultimi anni specie nei confronti delle PMI (e ci sono centinaia o migliaia di articoli su moltissimi blog che parlano/denunciano da anni tutto questo).

          Prova a domandarti come mai i migliori imprenditori ed investitori se ne sono andati e continuano ad emigrare (ne conosco a decine forse centinaia) da questo paese e contemporaneamente sono nati come funghi i professionisti per farti trasferire come persona giuridica e/o fisica, all’estero?
          Ci sarà un motivo?

          Faccio presente che nei paesi anglosassoni, specie in UK chi inizia una nuova attività non ha l’obbligo di aprire la VAT (la loro partita iva per intendersi) fino ad un utile di circa 85-90.000£ (sono praticamente quasi 100.000€ ) mi sfugge al momento esattamente la cifra ma orientativamente il range è quello, e questo mi è stato detto da più di un imprenditore investitore italiano ma che vivono o lavorano in Inghilterra,e non letto su blog sconosciuti.
          E con questo penso di aver detto tutto ;-)

          • Però mi diceva il mio commercialista che, in quanto lavoratore dipendente, potrei dichiarare gli introiti sull’UNICO alla voce “altri redditi”…

  • francesco

    Ciao Matteo, ma se uno non ha partita iva essendo affiliazione occasionale e ti chiedono una fattura, posso fare una notula? Se invece decidessi per l’apertura della p.iva avendo un lavoro part time come posso fare? Grazie!

  • Davide

    ciao ragazzi innanzi tutto complimenti per l’articolo, mi ha chiarito diverse idee tranne una e spero di essere ancora in tempo per farla. Nel caso dell’affiliazione amazon vi è la possibilità di essere “pagati” tramite buono regalo che in sè non dovrebbe in alcun modo far aumentare il reddito di chi li riceve. in questo caso è comunque necessario aprire una partita iva?

    Spero in una vostra risposta :D

  • Pasquale

    Ciao, grazie per l’articolo. un bel +1 per te!
    Il mio dubbio è un altro, vorrei aprire un sito web dove ci sia la possibilità di far inserire ad utenti privati ed aziende in maniera totalmente GRATUITA, le proprie inserzioni riguardo un determinato genere di beni. Non voglio inserire banner, ne tantomeno chiedere soldi agli iscritti, ma semplicemente fare utenza e vedere un giorno se sarà possibile con determinati numeri aprire una mia attività. Come dovrei comportarmi? Spero di essere stato chiaro, ma non ho saputo trovare nessuna persona competente che sapesse darmi una risposta convincente. Grazie

  • Erica Ianni

    Ciao Matteo,
    Ho letto l’ articolo, è scritto molto bene complimenti, ho anche cliccato +1 per g+, inoltre ho scaricato la guida, scritta anche quella molto bene, l’ho anche condivisa sia sul mio profilo facebook che linkedin. Ho una domanda, sto seriamente pensando di mettermi in proprio, avrei intenzione di avviare un’ agenzia di pubblicità online, dove offrirò solo un servizio di pubblcità digitale (quindi niente servizio col pubblico, ma solo l’ utilizzo di 2 pc con wifi e telefono) Ma dato che saremo 2 persone, mi chiedevo come se si puo fare la domanda come impresa indivudale o si deve come societa?
    Resto in attesa di una tua risposta, grazie e saluti
    Erica

  • Sentito il commercialista stamattina.
    Molte delle cose che sono descritte in questo articolo sono cambiate dal 1 gennaio 2016.
    Il tetto del forfait è 30.000€ e non più 15.000, salvo il fatto che restano comunque dei contributi inps fissi da pagare nella misura del 35% di 3200€, ovvero 2100€ all’anno di inps. In più si paga il 5% di irpef sul 78% di reddito fino a 15.000€, con eventuale adeguamento INPS in caso di fatturato oltre i 15000€, dell’ordine del 22% sulla differenza tra il fatturato e la soglia di 15000€.
    Che razza di casino è fare il commercialista!?!?
    Aiuto @matteocamurri:disqus :p

  • E se non si è ancora maggiorenni?

  • Silvia Scaravaggi

    Ciao! Davvero interessante questo articolo, avete un articolo da consigliare per chi è interessato all’apertura di un e-commerce per la vendita al dettaglio di bijoux fatti a mano e di componenti per realizzarli?

  • Articolo bello e completo non come altri che sparano cavolate… +1

  • Francesca

    Bell’articolo ma il mio caso è forse ancora più complesso… esiste una soluzione anche per chi è dipendente pubblico e come hobby ha un sito con adsense?

  • Dario

    Buongiorno Dottor Camurri,
    ho aperto un blog con degli spazi pubblicitari.
    Ad oggi ho un contratto a tempo indeterminato, devo aprirla ugualmente la partita iva? L’inps non la verso già con il mio contratto da dipendente?
    Grazie in anticipo

  • LISCIODOCMusica

    Ciao Marco, per esempio MyAdvertisingPay, (piattaforma estera) come si inquadra?Condivide con i membri ogni 20 minuti i profitti, come si possono dichiarare? Partita Iva?
    Grazie

  • AzzurraPou

    Guarda Dario (complimenti per l’articolo!),devo dirne una (non spaventatevi): avevo scritto su di un sito/blog un post (mooooolto sintetico) che spiegava che tenere un annuncio pubblicitario adsense in un blog (ovviamente la pubblicità dei banner ci sta 365 giorni l’anno) fa svanire l’occasionalità e dunque scatta l’obbligo iva e cosa hanno fatto? Commento in perenne moderazione e mai pubblicato. Nel sito in questione però si invogliava i malcapitati all’uso felice di adsense, che dire…Siccome ho l’abitudine di dare il beneficio del dubbio, posso anche supporre che il sito sopra considerato non sia più curato da un pezzo. Peccato, avrei voluto risparmiare a qualcuno un sacco di dolori di pancia, perchè prima o poi la finanza andrà a bussare alla porta di qualche malcapitato (anche se leggo che con tutte le palate di utenti che hanno i banner è altamente improbabile che abbiano tutti partita iva. Semmai si possano contare sulle punte delle mani (forse ancora di una mano sola)…

  • Andrea

    se non ho capito male, per le prestazioni occasionali il limite dei 5000 euro in realtà non esiste…. per favore mi puoi dare qualche riferimento normativo che lo attesti (io ho trovato solo l’art. 70 della legge 99/2013, che sembrerebbe dire il contrario …).
    grazie e un cordiale saluto.

  • Luca Zecca

    In buona sostanza la situazione migliore è del lavoratore dipendente full time che non supera i 30.000 euro nell’anno precedente: apre la partita iva pagando il 5% x 5 anni e all’inps non deve un bel niente. Giusto?

  • Andrea Cossovel

    Ciao Dario, ciao Matteo. Ottimo post, ho fatto +1 :-)

    Per quel che ne so il forfetario ha il limite dei rapporti con l’estero. Puoi comprare all’estero (con intrastat e compagnia), ma non puoi vendere.
    In una parola puoi pagare AdWords ma non puoi fatturare ad AdSense.
    Essendo insomma i network per le affiliazioni tutti o quasi tutti stranieri (sic!), si pone un problema non da poco per i forfettari.

    Dico bene?

    Ciao

  • Kelvin Kes

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  • max

    Buongiorno, vorrei chiedervi una info..
    se avessi scritto un applicazione e volessi pubblicarla on line (a pagamento) , a livello fiscale come dovrei comportarmi?
    Non penso che verrà acquistata da migliaia di persone, ma se superassi la soglia dei 5000€?
    Gli utenti acquisterebbero on line con CC, ma il conto di riferimento potrebbe essere privato intestato a me?
    Io attualmente sono un lavoratore dipendente.
    Grazie mille a tutti!!

  • Francesco Collina

    Buongiorno,
    Se ho fatto vendite occasionali le devo dichiarare nella dich. dei redditi? Quello che non capisco, devo dichiarare le vendite lordi o gli utili (netto).
    Esempio ho acquistato un oggetto X a 50€, lo rivendo a 75€, devo dichiarare €75 oppure €25?
    Grazie
    Cordiali saluti

  • MARCO ROSSI

    +1 più che meritato!

    Un grazie a Dario e Matteo per questo post estremamente utile, probabilmente uno degli argomenti più “in ombra” per chi si avvicina per la prima volta al mondo del web marketing, perciò grazie ancora per aver fatto un po’ di luce sulla questione!! ;-)

  • Jessica

    Come sempre consigli utilissimi Dario. Posso disturbarti per una precisazione? Io ho 2 blog. Uno è un blog di viaggi attivo da 2 anni che seguo più che altro per passione. L’altro, avviato da poco, è legato alla consulenza marketing ed entro fine anno inizierò anche l’attività di consulenza “offline”. A breve mi verranno liquidati i compensi della mia affiliazione Booking per il blog di viaggi. Visto che è un’attività occasionale non aprirò la partita IVA, ma nel 730 dove vanno dichiarati tali guadagni? Grazie in anticipo. Un abbraccio Jessica.

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