aprire la partita iva per il web

Aprire la partita iva ti sembra pericoloso? Sei giovane? Hai paura di perderti nella giungla del fisco Italiano? Hai un’attività o non sei nemmeno sicuro di averla? Sei interessato ad aprire la partita iva agevolata ma non sai quanto costa?  Non importa che lavori o meno sul web, in questo post si parla di te!

In questa guida affronteremo (con l’aiuto di un commercialista) diverse domande e questioni spinose. Scoprirai ad esempio come e quando vada aperta la partita IVA, quanto costa, e quale sia la verità sul mito dei 5000 euro.

Se lavori con il web ti interesserà anche sapere quali siano le migliori strategie per liberarsi dai pensieri e dalle domande relative a fisco, affiliazioni, tasse e Google Adsense. Sei pronto? Si comincia!

tasse guadagni onlineProbabilmente questo post diventerà una distesa infinita di commenti su commenti. Per un mese cercheremo di rispondere a tutti quanti. Per il resto vedremo cosa riuscirà a fare Matteo Camurri (il nostro commercialista), che molto inconsciamente si è offerto di scrivere questo post. :-)

Se sei una persona brava e bella potresti ricambiare il nostro impegno nello scrivere questa guida con una semplice condivisione o con un click del pulsante +1! A te non costa niente (un micron del tuo tempo), per noi è fonte di soddisfazione.

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Scherzi a parte, si comincia. Lascio la parola a Matteo!

Pagare le tasse su adsense, affiliazioni e guadagni online: come e quando aprire la partita iva per il web.

quanto costa aprire la partita IVAPayPerClick, Google Adsense, Merchant, Publisher… Ecco alcune parole magiche che fanno venire il mal di testa alla maggior parte dei commercialisti italiani.

La mia categoria, infatti, nonostante il WEB non sia nato ieri, è ancora parecchio distante da questi concetti.

Tutto ciò, a mio parere, è un grosso peccato poiché oggi sono in tanti ad approcciarsi a questa tipologia di business.

A causa della crisi economica, infatti, sono sempre di più le persone che provano a guadagnare con le affiliazioni.

Molti sognano di diventare milionari come alcuni web marketer americani, altri lo fanno solo per arrotondare lo stipendio o addirittura come alternativa al precariato.

Vediamo di capire come funziona il business delle affiliazioni dal punto di vista fiscale.

Ho pensato di scrivere una guida definitiva (quel tipo di guide che tanto piacciono al padrone di casa…) poiché sul web regna molta confusione su questi argomenti.

Se anche tu vuoi iniziare a fare business con l’Affiliate Marketing e vuoi essere in regola con il Fisco allora ti consiglio di non perderti quest’articolo. Ti spiegherò qual è l’errore più comune che quasi tutti commettono, la strada migliore per non correre rischi e contemporaneamente non rimanere schiacciato dalle tasse.

Nel caso in cui tu non sappia cosa siano le Affiliazioni e come puoi guadagnarci ti suggerisco di leggere queste due guide: guadagnare con le affiliazioni Amazon e guadagnare con l’Affiliate Marketing.

Pronti?

Partiamo con il fare il punto della situazione italiana!

Purtroppo la situazione italiana, dal punto di vista fiscale, non è per nulla chiara.

Strano eh?

si pagano le tasse su adsenseLa verità è che fino ad oggi il nostro legislatore non è ancora intervenuto per disciplinare in modo preciso questa tipologia di compensi.

E tutto questo, naturalmente, è un problema, perché la mancanza di regole specifiche genera il walzer dei “secondo me si fa così…”.

In questi anni sul web ho letto praticamente di tutto sull’argomento.

Molto spesso sono i non addetti ai lavori che esprimono pareri a dir poco improvvisati, anche se, purtroppo, devo ammettere di aver letto soluzioni alquanto “discutibili” da parte di alcuni colleghi commercialisti.

La domanda in assoluto più gettonata è:

“Se scelgo di dedicarmi all’Affiliate Marketing (o ai guadagni online) posso aspettare ad aprire la Partita Iva?”

A questa domanda c’è una sola risposta: aprire la Partita Iva non è una facoltà ma un obbligo se l’attività che svolgi ha determinate caratteristiche.

Vediamo quali.

Aprire la partita IVA sopra i 5000 euro: il falso mito.

quando aprire la partita ivaIniziamo con il chiarire che non esiste una soglia di compensi che, una volta superata, implica automaticamente l’obbligo di aprire la Partita Iva.

Traduzione: per il Fisco italiano non devi assolutamente aprire la Partita Iva per il solo fatto che hai superato i 5.000 euro di ricavi.

Ormai ho perso il conto di quante volte mi hanno scritto: “Ho letto sul sito di X o il sul forum Y che fino a quando non raggiungo i 5.000 euro posso aspettare ad aprire la Partita Iva… tu cosa ne pensi?”.

Che sono stupidaggini.

Perdona la mia franchezza ma sono veramente stufo.

Di cosa?

Devi sapere che la mia attività di commercialista è rivolta esclusivamente ad assistere chi desidera mettersi in proprio ed ogni volta che faccio una consulenza, a qualcuno che vuole iniziare un business online, mi trovo costretto a fargli un vero e proprio “lavaggio del cervello” per liberarlo da tutte le imprecisioni che ha letto in rete.

La necessità, o meno, di aprire la Partita Iva comporta delle valutazioni di fatto e non dipende assolutamente da circostanze o parametri “oggettivi” (come ad esempio i ricavi conseguiti o la tipologia di attività svolta).

In parole povere, ogni caso va valutato individualmente e, possibilmente, con l’aiuto di un professionista.

Nel corso degli anni ho letto di tutto su questi benedetti 5.000 euro:

  • sotto i 5.000 euro puoi aspettare ad aprire la Partita Iva e vedere come va,
  • sopra i 5.000 euro sei obbligato ad aprirla immediatamente,
  • se fai 5.000 euro esatti, puoi scegliere…

Lasciamelo ripetere: non è assolutamente vero.

L’obbligo di apertura della Partita Iva non è in alcun modo vincolato al tetto dei 5.000 euro.

Né in un primo, né in un secondo momento come qualcuno sostiene.

pagare le tasse su adsenseTi suggerisco di utilizzare questo concetto come filtro per valutare l’autorevolezza e la competenza dei cosiddetti pseudo-esperti del web: se vedi che nei loro post mettono in relazione l’apertura della Partita Iva ad un limite di reddito, ti conviene cercare altrove…

Allora ti starai domandando: “Se quanto guadagno non conta, cosa fa scattare l’obbligo di apertura della Partita Iva?

La necessità di aprire la Partita Iva è legata alle modalità in cui è svolta l‘attività.

Quali sono?

Sono due : abitualità e continuità.

Stop. Non c’è altro.

Come vedi, non esiste alcuna relazione con quanto guadagni.

Quindi, se stai svolgendo un’attività occasionale e guadagni più di 5.000 euro nel corso di un anno NON DEVI necessariamente aprire la Partita Iva.

Tra i miei clienti ne conto diversi che hanno realizzato decine di migliaia di euro l’anno svolgendo attività occasionali e, proprio per questo, in nessun caso è stato necessario aprire la Partita Iva.

Quindi la domanda che devi farti è: la mia attività è abituale e continuativa?

Se la risposta è affermativa, devi aprire la Partita Iva, indipendentemente dal reddito.

Se invece la risposta è negativa, non devi obbligatoriamente aprirla, anche se superi i 5.000 euro.

Sembra facile vero?

Però ti garantisco che non lo è.

guadagni online e fiscoSe ci rifletti un secondo, ti renderai conto di quanto non sia “scontato” rispondere a questa domanda, soprattutto perché nessuno ha mai chiarito cosa s’intende per abitualità e continuità, che sono ahimè gli unici criteri di riferimento.

Per completezza ci tengo a segnalarti che, oltre a questi due criteri, ce ne sarebbe un terzo da tenere in considerazione: la struttura dell’organizzazione.

Di quest’aspetto non parla mai nessuno, ma in alcuni casi può essere determinante per decidere se è necessario o meno aprire la Partita Iva.

Infatti, il numero di beni strumentali e le attrezzature che sono impiegate nell’attività rappresentano un elemento importante, che può spingere il Fisco a non considerare occasionale il reddito conseguito.

Ormai ti sarai reso conto che ogni caso è diverso dall’altro ed è per questo che è un errore scegliere di affidarsi al consiglio di un forum piuttosto che rivolgersi a un professionista, e denota a mio parere una certa di dose d’immaturità.

Questi concetti sono l’ABC di ogni attività imprenditoriale, ma ho deciso di parlartene in maniera approfondita in questo post perché sono molto ricorrenti quando si parla di affiliazione.

Il motivo è che i programmi legati a questo tipo di attività generano spesso ricavi irrisori, anche nell’ordine di 20/30 euro al mese, e pertanto sono in molti a ritenere poco “allettante” regolarizzare un’attività con un volume d’affari del genere.

L’affiliazione può essere considerata un’attività occasionale?

Ma veniamo al dunque.

L’affiliazione può essere considerata un’attività occasionale e, in quanto tale, non comportare l’obbligo di apertura della Partita Iva?

Purtroppo anche in questo caso la risposta che ti posso dare è: dipende.

dove aprire la partita ivaA mio parere l’Affiliate Marketing, se è svolto in maniera saltuaria, può benissimo essere considerato un’attività occasionale.

È plausibile immaginare, però, che il Fisco italiano difficilmente accetterà l’etichetta di “occasionale” se l’attività di affiliazione che svolgi è legata a un sito web o a un blog che è attivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno e genera costantemente ricavi, seppur minimi.

Allora chi guadagna con le affiliazioni è costretto ad aprire la Partita Iva?

Se l’attività è abituale sì, se è occasionale no.

In quest’ultimo caso, soprattutto se i ricavi sono relativamente alti, è importante riuscire a dimostrarlo per uscire indenni (leggi: senza multe…) da eventuali verifiche da parte del Fisco.

Quindi è importante conservare dei documenti a supporto della vostra teoria soprattutto perché i controlli arrivano spesso dopo anni (anche se molte volte non è così semplice…).

A questo punto, sorge spontanea un’altra domanda: “Ma aprire la Partita Iva è proprio una tragedia?“.

O forse una soluzione “quasi” indolore c’è?

Regime forfettario: la soluzione definitiva?

come aprire la partita ivaLa Finanziaria 2015 ha introdotto un nuovo regime fiscale, cosiddetto “forfettario”, riservato alle sole persone fisiche con ricavi e compensi inferiori a determinati limiti (variabili in base all’attività esercitata).

Ti anticipo che il regime forfettario non è riservato esclusivamente alle realtà neo-costituite: ne può infatti beneficiare chiunque svolga un’attività di impresa o un lavoro autonomo ed abbia ricavi e una “struttura minimale”.

Cerchiamo di capire come questo regime possa rappresentare una valida soluzione per chi inizia a guadagnare con le affiliazioni (o ad esempio con il PPC di Google Adsense ) e anche se ha fatturati realmente bassi, desidera non correre rischi e mettersi in regola con il Fisco.

Innanzitutto l’affiliazione è considerata una vera e propria attività imprenditoriale (quindi non di tipo libero professionale).

Se decidi di “lanciarti” in questo settore in maniera continuativa, devi quindi adempiere a tutti gli obblighi fiscali richiesti a una qualsiasi impresa tradizionale, e cioè:

  • apertura della Partita Iva,
  • iscrizione alla Camera di Commercio
  • Iscrizione all’INPS (Gestione Commercianti)

avviare la propria attivitàTi segnalo, per completezza, che nella fase di attribuzione della Partita Iva il codice Ateco più corretto da utilizzare è “Conduzione campagne marketing e altri servizi pubblicitari” (cod. 73.11.02).

Il nuovo regime forfettario prevede che chi utilizza questi due codici abbia un tetto massimo di ricavi pari a 30.000 euro.

Rientrando in questo requisito si può beneficiare di notevoli semplificazioni.

Se t’interessa conoscere i dettagli del regime forfettario, ti suggerisco di scaricare la mia guida gratuita all’Apertura della Partita Iva in cui puoi trovare le caratteristiche, i requisiti d’accesso, i PRO e i CONTRO di questo nuovo regime fiscale (ed anche degli altri disponibili).

In ogni caso ti anticipo i vantaggi più significativi:

  • reddito tassato al 15%,
  • Per chi inizia una nuova attività il reddito è tassato al 5% per i primi 5 anni.

Ma il meglio deve ancora arrivare…

Però ti chiedo un secondo… infatti è venuto il momento di redimersi dai tuoi peccati.

Se non l’hai già fatto, che ne dici di condividere l’articolo o lasciarci un bel +1?

A te porta via un semplice click, a noi lascia un feedback positivo per il nostro lavoro.

Grazie di cuore!

La soluzione all’ostacolo maggiore

aprire la partita iva giovaniIl problema maggiore che devono superare coloro che svolgono un’attività di affiliazione e che vorrebbero aprire la Partita Iva è rappresentato dai contributi fissi INPS.

Qualche settimana fa ho scritto un articolo in cui spiego nel dettaglio come funziona il pagamento dei contributi INPS per chi apre la Partita Iva: se t’interessa lo puoi trovare qui.

Se l’attività di affiliazione è svolta in maniera continuativa sappiamo ormai che implica l’apertura della Partita Iva, ma se i ricavi sono di poche centinaia di euro, si rischia veramente che i contributi previdenziali superino il reddito.

Quest’aspetto, non certo trascurabile, ha rappresentato negli anni uno dei deterrenti maggiori all’apertura della Partita Iva da parte degli aspiranti web marketer.

Ma con il nuovo regime forfettario le cose migliorano.

Il suo asso nella manica è, infatti, proprio la contribuzione INPS: chi rientra in questo regime può beneficiare di una riduzione del 35% dei contributi fissi.

aprire la partita iva agevolataPer poter beneficiare di questo regime contributivo agevolato è necessario inviare all’INPS un’apposita comunicazione telematica in sede d’iscrizione o, per coloro che sono già iscritti, entro il 28.2 dell’anno di decorrenza dell’agevolazione contributiva.

Conclusioni

Spero sinceramente di averti aiutato a capire come stanno veramente le cose tra il Fisco italiano e l’Affiliate Marketing.

Ci tenevo a metterti in guardia dalle imprecisioni che puoi trovare in rete su quest’argomento (e sono tante) ed ho voluto darti anche una soluzione pratica per risolvere il problema che molti web marketer devono affrontare restando, comunque, in regola con il Fisco.

So che però i dubbi restano tanti, soprattutto in un campo di attività scarsamente regolamentato e che lascia spazio a molteplici interpretazioni.

Ancora una volta, però, ti consiglio di usare il buon senso. Nell’incertezza, fatti guidare dall’esperienza e dalla professionalità di un commercialista.

Se hai dei dubbi, domande, oppure ti va semplicemente di farmi conoscere il tuo parere, lasciami il tuo commento qui sotto! Lascio la parola a Dario.

Matteo Camurri è un lettore di questo blog, ma sopratutto è commercialista sul web (cosa non da poco ai giorni nostri).

Il suo sito è www.avviareunimpresa.com.

La sua attività professionale è rivolta esclusivamente ad assistere chi desidera mettersi in proprio e avviare un’impresa di successo.

Il suo studio, infatti, è il primo in Italia specializzato nell’affiancare gli imprenditori dalla fase di avvio della loro impresa, aiutandoli ad evitare tutti i possibili errori.

A differenza degli altri commercialisti che offrono servizi generici per ogni tipo di attività, settore e situazione aziendale Matteo si occupa esclusivamente di supportare le imprese dalla loro nascita in poi.

Se il suo post ti è piaciuto e vuoi essergli un minimo riconoscente, twitta questo post sul web :-)

Ecco qua:

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