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Perché i social media non servono a niente [personal branding]

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Detto da uno che ne fa largo uso sembrerebbe ipocrita come affermazione e, difatti, il titolo era volutamente provocatorio.

Allo stesso tempo devo confessarti che c’è del vero in queste parole, non credi anche tu?

Con la nascita dei social media, di Twitter in particolar modo, ci siamo trovati a fronteggiare un’evoluzione nell’ambito della divulgazione dell’informazione e del blogging: sempre meno blog, sempre più account twitter, e quindi sempre meno contenuti di qualità in favore della velocità a cui viaggia la microinformazione.

Per quanto sia vero che la microinformazione sia oramai alla base del sistema comunicativo di internet, rimango dell’idea che alle fondamenta di questo sistema vi siano ancora i contenuti di qualità.

Per essere chiari possiamo distinguere gli utenti del web in due categorie: i creatori di contenuti, ossia coloro che alimentano sul web il fuoco ardente delle passioni e delle notizie di qualità, e i distributori – che, come in una vera azienda,  riescono a trarre i loro profitti dalla semplice condivisione dei contenuti altrui.

Sono il primo a essere consapevole che oggi basta un account sui social, qualche strumento di analisi e un sistema di condivisione automatica dei contenuti per far schizzare alle stelle la nostra audience.

Ma questo non ci dà il diritto di presentarci, nella nostra headline di Twitter o di LinkedIn, come esperti di personal branding.

Tutto ciò che è social è nato dalla condivisione, e la condivisione ha come oggetto principale i contenuti: non vi sarebbe microinformazione senza un’informazione primaria.

Credo ancora nella meritocrazia e trovo che un blog ben strutturato, con contenuti di qualità, sia un sinonimo di competenza – molto di più di quanto lo siano 100.000 followers su Twitter o su Instagram.

Il content marketing, e gli stessi contenuti, sono gli strumenti di lavoro che stanno alla base del personal branding: è inutile fare personal branding se non abbiamo un prodotto da pubblicizzare e, in primo luogo, quel prodotto sono le nostre competenze personali.

Per questo mi sento di lasciare un consiglio a tutti: se pensi di avere buone competenze, e vuoi fare personal branding di voi stessi, apri un blog.

Scrivi di te stesso, delle tue esperienze, delle tue conoscenze.

Fregatene di dare titoli commerciali ai tuoi post per renderli più visibili ai motori di ricerca: stai parlando di te. Lascia che il tuo blog ti racconti, che i tuoi lettori si sentano vicini alla tua persona: uno dei punti di forza dei blog personali è, appunto, quello di essere personali.

Smetti di vivere in ansia vedendo il blog come un impegno, smetti di cercare di stare al passo di altri blog o magazine che pubblicano numerosi articoli al giorno.

Allora, forse, riuscirai anche a essere costante nel tuo impegno e non rischierai di abbandonare il tuo blog, come molti altri hanno già fatto.

Il blog è uno strumento personale e, per questo – in termini di personal branding – deve essere utilizzato per condividere le proprie competenze ed esperienze, in modo da instaurare un rapporto con i propri lettori, creare una community attorno ai propri interessi e ampliare il proprio network di possibili clienti.

Tu cosa ne pensi? Sei ancora tradizionalista come me o credi che nel futuro viaggeremo solo sull’onda della microinformazione? Mi piacerebbe sapere la tua opinione: fammela sapere scrivendola qua sotto, nei commenti.

Dario.

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